«La nostra vita alla scuola del Beato Antoine Chevrier»: Veglia dedicata alla Vita Consacrata nella Cappella del Prado

Sabato 3 ottobre 2026, la Cappella del Prado ha ospitato una veglia dedicata alla vita consacrata, sul tema « La nostra vita alla scuola del Beato Antoine Chevrier ». Questa serata, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per il 40° anniversario della beatificazione di padre Antoine Chevrier, ha invitato i partecipanti a ricordare quell’evento, ad ascoltare nuovamente le parole di Giovanni Paolo II e a condividere ciò che, ancora oggi, alimenta il loro impegno.

Ricordare un evento fondamentale

La veglia si è aperta con un momento di ricordo dedicato a 4 ottobre 1986, giorno in cui Papa Giovanni Paolo II ha beatificato Antoine Chevrier all’Eurexpo di Lione.

« E tu, dove ti trovavi quel giorno? » Questa domanda ha fatto riaffiorare i ricordi di chi aveva vissuto quell’evento. Marie-Jo, allora novizia presso le Suore del Prado, ricordava una celebrazione vissuta con grande gioia, sotto un sole splendente, in mezzo a una folla numerosa. Marie-Magdeleine, che all’epoca si trovava ad Algeri, ha raccontato come la sua comunità avesse cercato di partecipare all’evento e avesse inviato una delle suore a Lione per esserne testimone.

Questo ricordo condiviso ha ribadito quanto la beatificazione di padre Chevrier sia stata un evento importante per la famiglia pradosiana, sia in Francia che negli altri paesi in cui è presente.

«Ciò che hai nascosto ai saggi e agli dotti, l’hai rivelato ai bambini»

I presenti hanno poi riascoltato l’inizio dell’omelia pronunciata da Giovanni Paolo II all’Eurexpo. Commentando il Vangelo di Matteo — « Padre, Signore del cielo e della terra, io proclamo la tua lode: ciò che hai nascosto ai saggi e agli dotti, l’hai rivelato ai piccoli » — il Papa presentava Antoine Chevrier come un «sacerdote secondo il Vangelo» e come guida per i sacerdoti del Prado, le suore e i laici consacrati.

Giovanni Paolo II sottolineava inoltre che la sua testimonianza poteva raggiungere tutti i battezzati, dimostrando « come annunciare la Buona Novella ai poveri e come rendere presente Gesù Cristo attraverso la propria esistenza ».

Un momento di silenzio e di canto ha permesso a quelle parole di risuonare prima di proseguire con la meditazione.

«Bisogna far concorrere insieme la mente, il cuore e l’azione»

Nel corso della veglia, i partecipanti sono stati invitati a riflettere sull’insegnamento di Antoine Chevrier sull’Incarnazione: «E il Verbo si è fatto carne e ha dimorato tra noi.»

Per padre Chevrier, seguire Gesù Cristo non poteva essere separato dall’intera esistenza umana. La vita evangelica si riceve e si costruisce progressivamente nel rapporto con Cristo e nella docilità allo Spirito. Coinvolge la mente, il cuore e l’azione: « Bisogna far concorrere insieme la mente, il cuore e l'azione. »

La veglia ha quindi offerto l’occasione di approfondire la figura di Antoine Chevrier attraverso diversi brani tratti dalla sua corrispondenza. Questi testi hanno messo in luce un uomo attento agli altri nei gesti più semplici, ma anche consapevole della propria povertà, delle proprie fragilità e della necessità di affidarsi a Dio.

In una lettera scrive: « Bisogna passare attraverso il corpo per arrivare alle anime… L’amore per l’invisibile si manifesta attraverso l’amore per il visibile, per il sensibile. » In un’altra, ammette con umiltà le sue paure e le sue tentazioni: « Sono davvero povero, davvero miserabile… »

Altre lettere hanno messo in luce la sua attenzione alla formazione, il suo sostegno alle Suore del Prado, il suo invito a procedere verso un unico obiettivo — conoscere Gesù Cristo, suo Padre, e farlo conoscere — nonché la sua attenzione molto concreta verso i poveri.

Una spiritualità che si trasmette attraverso la vita

La veglia ha dato spazio anche a diverse testimonianze su Antoine Chevrier, in particolare quelle di Suor Véronique, di Padre Ancel e di San Giovanni Paolo II. Attraverso queste parole è emersa una stessa convinzione: annunciare Gesù Cristo significa cercare di vivere in prima persona il Vangelo. Padre Ancel ha così ricordato che l’annuncio di Cristo non può essere separato dalla conversione personale e da una vita realmente plasmata dall’incontro con Lui.

Giovanni Paolo II, nel suo discorso del 7 ottobre 1986 alla Cappella del Prado, da parte sua, ha ricordato la figura di Antoine Chevrier, la sua passione per Gesù Cristo e il suo desiderio di evangelizzare i poveri. Ha invitato la famiglia del Prado a portare avanti questa missione con coraggio, nella semplicità e nella povertà evangelica.

Le donne e gli uomini del Prado di oggi

Dopo questa immersione nella vita e negli scritti di padre Chevrier, cinque membri della famiglia spirituale del Prado — Marylène, suora del Prado; David, laico consacrato; Alice, laica consacrata; Dominique, sacerdote del Prado; e Nadine, laica — hanno raccontato cosa li aveva attratti nella spiritualità del Prado e cosa continua ad alimentare il loro cammino.

Dopo ogni testimonianza, è stato osservato un momento di silenzio. Ogni testimone si è avvicinato per accendere una candela davanti al reliquiario del Beato Antoine Chevrier, quasi a affidare alla sua preghiera i diversi percorsi di vocazione e di impegno evocati nel corso della serata.

Queste testimonianze hanno permesso di cogliere la diversità delle vocazioni all’interno della famiglia pradosiana e il modo in cui, ancora oggi, ciascuno può trarre qualcosa dal percorso spirituale proposto da Antoine Chevrier.

 

Imparare da Cristo

La veglia è proseguita con un momento di riflessione personale. I partecipanti sono stati invitati, secondo le proprie possibilità, a spostarsi all’interno della cappella per pregare davanti a uno dei tre pilastri che esprimono la spiritualità del Prado — il presepe, il Calvario e il tabernacolo — oppure davanti al reliquiario del Beato Antoine Chevrier.

Un breve momento di preghiera per lasciarsi toccare personalmente da ciò che è stato ascoltato e condiviso.

Infine, quattro indicazioni fornite da Giovanni Paolo II alla famiglia del Prado, proprio in questa stessa cappella il 7 ottobre 1986, sono stati ribaditi: andare incontro ai poveri per farne veri discepoli di Gesù Cristo; vivere nella semplicità e nella povertà; parlare di Gesù Cristo con intensità e semplicità; e affidarsi sempre a Gesù Cristo e alla Chiesa. Questi quattro inviti continuano a essere proposti come un cammino per la famiglia pradosiana.

La veglia si è conclusa con la preghiera di Antoine Chevrier, «O Verbo! O Cristo!», cantata come una preghiera di abbandono e di desiderio di conoscere, amare e seguire Gesù Cristo: « Fa' che io ti conosca e ti ami, o Cristo! »

Nel silenzio della Cappella del Prado, questa preghiera ha permesso di concludere la serata tornando all’essenziale: metterci all’opera alla scuola di Cristo, seguendo le orme del Beato Antoine Chevrier, affinché tutta la nostra esistenza possa rendere presente Gesù Cristo.

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