L'opera del Prado

Padre Chevrier ama così tanto i poveri e ama così tanto Cristo e il suo Vangelo da essere costantemente animato dalla convinzione che «i poveri hanno diritto al Vangelo, a tutto il Vangelo».

Egli ritiene che i giovani, che hanno iniziato a lavorare già all’età di 8 anni nelle vetrerie, fabbriche di smalti e altre fabbriche di Lione e che a 12 o 15 anni si ritrovano senza saper leggere e senza aver frequentato il catechismo, siano in grado di provare una grande gioia nel conoscere Cristo.

Nei suoi tentativi di mettere in pratica nella propria vita ciò che ha scoperto.

Si dedica soprattutto a insegnare il catechismo ai bambini: molti di loro lavorano fin dall’età di 8 o 9 anni e non sono mai andati a scuola né al catechismo.

Ma ben presto si rende conto che vengono emarginati, incompresi e maltrattati in questa città, pur essendo stata costruita proprio per i poveri. Vorrebbe che si sentissero a casa, accolti, rispettati, ascoltati, amati: è in questo clima che intende far loro conoscere Cristo e il suo messaggio.

Il Prado, una sala da ballo che diventa «l’opera della prima comunione»

Sente che bisognerebbe trovare loro «un posto tutto per loro», altrimenti sarà impossibile. Tuttavia esita, non ha affatto voglia di caricarsi il peso di una casa… Alla fine, dopo essersi convinto che Dio lo stia chiamando in questa direzione, prende la decisione. È così che lui realizza l’opera “La prima comunione” al Prado nel 1860.

Nel sobborgo c'era una sala da ballo molto famosa e di pessima reputazione, dove mille persone potevano ballare comodamente, che si chiamava «Il Prado». Un giorno, padre Chevrier vide lì un cartello con la scritta «in affitto o in vendita». Si stabilì lì con i «suoi bambini». Li tenne con sé per sei mesi, facendosi carico di tutte le loro spese, poi ne accolse una nuova «serie» per altri sei mesi… e così via.

Hanno tra i dodici e i diciotto anni. È «un piccolo mondo variegato e non facile» che ha già imparato molte cose alla «scuola della strada» e nei laboratori. Alcuni genitori mandano lì i propri figli perché sono delinquenti, altri chiedono a padre Chevrier di andare a prelevarli dal carcere per portarli al Prado. Un testimone racconta: « Ho visto spesso ragazzi alti, dai 16 ai 20 anni, prepararsi alla prima comunione. Alcuni di loro avevano lavorato presso compagnie di saltimbanchi ed erano molto esperti nelle esibizioni da acrobati, pugili, mangia-stoppe e negri da spettacolo. Così, le ricreazioni erano delle imitazioni piuttosto riuscite delle feste di paese.« .

Vuole istruirli e far loro scoprire Cristo in un’atmosfera calorosa, improntata alla fiducia e alla semplicità. In loro si stavano compiendo trasformazioni sorprendenti.

Un omaggio al Parroco di Ars – che aveva incontrato due volte

« L’amore per Dio e per il prossimo: ecco il principio e la linfa vitale di ogni cosa, ciò che deve generare tutto in noi; quando questo è presente in un’anima, c’è tutto ciò che serve. Meglio la carità senza apparenza che l’apparenza senza carità. Meglio il disordine con amore che l’ordine senza amore. È ciò che il parroco d’Ars esprimeva in modo piuttosto divertente quando, parlando delle bambine della sua “Providence” che venivano educate secondo quei principi – dato che sua figlia Caterina non conosceva i metodi disciplinari – e parlando di quel tipo di vita e paragonandolo al nuovo modo che si stava introducendo nella sua «Providence», quando una volta lo si era costretto a cedere il timone ad altri, più abili secondo i criteri del mondo, diceva che gli piaceva molto la sua piccola «bourdifaille» di un tempo. » (VD, 223).

Il parroco di Ars

Il Prado: un nome, due storie

LLa traduzione pratica dell’intuizione spirituale ricevuta nella notte di Natale del 1856 da padre Antoine Chevrier ha subito un’evoluzione da parte delle generazioni che sono succedute al Padre fondatore.
Come analizzare l’evoluzione storica dell’opera della Prima Comunione che, fin dall’inizio, è stata fortemente improntata all’urgenza pastorale dell’evangelizzazione dei poveri? In che misura ciò che oggi consideriamo «l’opera educativa del Prado» è ancora in linea con la vera intuizione del suo Fondatore? Cosa significa oggi fare riferimento a quella origine per l’Associazione dei Sacerdoti del Prado e per la loro missione di evangelizzazione dei poveri? A tutte queste domande cercheremo di proporre una riflessione per comprendere meglio e collocarci rispetto allo spirito di quella grazia che Padre Chevrier ha ricevuto e che la Chiesa ha confermato e affidato alla famiglia spirituale del Prado.

Continua a leggere… Un nome, due storie

La creazione della "Comunità Generale"

Nel 1954, il Prado, che riuniva sacerdoti appartenenti a varie diocesi francesi, chiese alla Santa Sede di essere riconosciuto come Istituto Secolare di diritto pontificio. Nelle sue costituzioni prevedeva l’esistenza di una «comunità generale», che subentrava all’antico «corpo franco», i cui membri erano incardinati nell’Istituto e dipendevano quindi in primo luogo dal superiore generale del Prado, da cui la denominazione di «comunità generale», mentre l’appartenenza degli altri membri dell’Istituto era in primo luogo diocesana. Essendo state approvate in via provvisoria nel febbraio 1957 le Costituzioni del 1954, a partire da tale data il Superiore generale del Prado poté quindi incardinare nell’Istituto e conferire gli ordini sacri.

Tra i membri dell’ex «corpo franco», alcuni optarono per lo status quo; altri chiesero di essere incardinati nella diocesi in cui si trovavano; molti passarono alla Comunità generale.

Continua a leggere… La Comunità Generale, testo redatto da Yves Musset.

Archivio-Itep

I responsabili generali dell'Istituto dei Sacerdoti del Prado a partire da Antoine Chevrier

Dopo Antoine CHEVRIER, fondatore e direttore del Prado (1867-1878), si sono succeduti i seguenti sacerdoti: 
  • François DURET (1878-1891),
  • Jean BROCHE (1891-1925),
  • Camille LAUZIER (1925-1927),
  • Jean-Claude PLANUS (1927-1931),
  • Auguste CHARNAY (1931-1933),
  • Francis LAFFAY (1933-1942), 
  • Alfred ANCEL (1942-1971), 
  • Pierre BERTHELON (1971-1977),
  • Georges ARNOLD (1977-1983),
  • Antonio BRAVO (1983-2001 – 3 mandati: 1983-1989, 1989-1995 e 1995-2001),
  • Robert DAVIAUD (2001-2013 – 2 mandati: 2001-2007 e 2007-2013),
  • Michel DELANNOY (2013-2019),
  • Armando PASQUALOTTO (2019-2025),
  • Diego MARTÍN PEÑAS (2025-2031).
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